Una delle Esposizioni Universali più famose e citate quando si parla di storia del design è sicuramente quella del 1929, tenutasi a Barcellona.
Fu per quest'occasione che Mies van der Rohe costruì il Padiglione Tedesco, poi rimasto noto come il Padiglione Barcellona, sintesi di tutte le più ardite novità che caratterizzarono da allora in poi architettura e design.
Ciò che balza subito all'occhio ad un visitatore di passaggio è il perfetto accostamento di materiali classici, come il travertino e di materiali innovativi come l'acciaio.
E la presenza dell'acqua, che sembra scorrere dall'esterno all'interno come un fiume sottorraneo e che riflette le forme sinuose della scultura "Mattino", unico elemento che spezza la rigidità delle forme geometriche del Padiglione.
Le enormi pareti di marmo, onice e vetro creano nuove scenografie caratterizzate da una pianta libera e scandite da rette parallele che dilatano lo spazio e lo rendono fluido ed accogliente.
La struttura è retta da pilastri sottili che donano una sensazione di pulizia e leggerezza, mentre i setti non portanti che scandiscono gli spazi fungendo da elementi divisori, sono posizionati in modo da dare un senso di continuità tra interno ed esterno.
Tutto evoca precisione, equilibrio, materiali pregiati.
Funzionalità e minimalismo.
Visualizzazione post con etichetta storia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storia. Mostra tutti i post
giovedì 7 marzo 2013
sabato 23 febbraio 2013
Geometria e colore
Gli anni '20 furono una vera rivoluzione. Nulla fu più come prima.
Nei costumi, nella moda e, come sempre, nel design e nell'architettura.
GLI ARREDI DEGLI ANNI '20:
Ecco che gli arredi non hanno più nulla a che vedere con le consuete realizzazioni artigianali in legno e tessuto, ricche di decorazioni.
Compaiono ora nuove forme e strutture, materiali e colori: volumi geometrici, strutture in acciaio tubolare, colori primari.
La sedia, classico oggetto di sperimentazione nel design di tutti i tempi, è l'oggetto che per primo risente di più dei cambiamenti in atto.
Qualche esempio?
La "Red and Blue" di Rietveld (1918).
La "MR" di Mies Van Der Rohe (1927).
La "Wassilly" di Marcel Breuer (1925).
Questa nuova e rivoluzionaria concezione permette e allo stesso tempo accompagna la nascita del "design". Gli arredi vengono infatti disegnati e progettati con l'obiettivo di essere realizzabili industrialmente, in serie, abbattendo così i costi e avendo come acquirenti non più solo una piccola élite, ma un pubblico sempre più ampio.
L'ARCHITETTURA DEGLI ANNI '20:
Gli interni diventano spazi caratterizzati da una pianta libera e da porte e pannelli scorrevoli, per dare la massima luminosità e permettere di modificarne ampiezza e funzione.
L'obiettivo è quello di creare ambienti funzionali alle esigenze di tutti. E la massima funzionalità caratterizzerà anche la progettazione di arredi come armadi e librerie: è in questi anni che nascono le prime pareti attrezzate che contengono e allo stesso tempo strutturano e separano gli ambienti.
Se non è rivoluzione questa...
Nei costumi, nella moda e, come sempre, nel design e nell'architettura.
![]() |
| canonclubitalia.com |
GLI ARREDI DEGLI ANNI '20:
Ecco che gli arredi non hanno più nulla a che vedere con le consuete realizzazioni artigianali in legno e tessuto, ricche di decorazioni.
Compaiono ora nuove forme e strutture, materiali e colori: volumi geometrici, strutture in acciaio tubolare, colori primari.
La sedia, classico oggetto di sperimentazione nel design di tutti i tempi, è l'oggetto che per primo risente di più dei cambiamenti in atto.
Qualche esempio?
La "Red and Blue" di Rietveld (1918).
La "MR" di Mies Van Der Rohe (1927).
La "Wassilly" di Marcel Breuer (1925).
| upload.wikimedia.org |
![]() |
| knoll.com |
![]() |
| metmuseum.org |
Questa nuova e rivoluzionaria concezione permette e allo stesso tempo accompagna la nascita del "design". Gli arredi vengono infatti disegnati e progettati con l'obiettivo di essere realizzabili industrialmente, in serie, abbattendo così i costi e avendo come acquirenti non più solo una piccola élite, ma un pubblico sempre più ampio.
L'ARCHITETTURA DEGLI ANNI '20:
L'architettura è concepita come volume e non più come massa. L'abitazione diventa un involucro che risponde alla funzione di "abitare" e nulla più.
Ecco quindi che gli spazi assumono la forma e la dimensione giusta per assolvere alla loro funzione. Spariscono i saloni di rappresentanza. Le decorazioni vengono abbandonate. Tutto diventa lineare, semplice ed ordinato.
E il progetto risponde alle parole chiave di questo periodo:
- essenzialità
- razionalità
- tecnologia
![]() |
| http://centraalmuseum.nl |
Gli interni diventano spazi caratterizzati da una pianta libera e da porte e pannelli scorrevoli, per dare la massima luminosità e permettere di modificarne ampiezza e funzione.
![]() |
| abitare.it |
![]() |
| archimagazine.com |
Se non è rivoluzione questa...
mercoledì 30 gennaio 2013
Anni 20 e Art Decò
Anni '20. E subito immagino una donna dai capelli corti, lunghi fili di perle al collo e abiti corti sfavillanti e dalle linee morbide.
Ma gli anni '20 sono anche, e prima di tutto, l'Art Decò. Corrente avanguardista presentata all'Esposizione delle Arti Decorative del 1925 a Parigi, che rompe con l'arte figurativa del passato.
La rappresentazione della realtà non è più "così come appare", ma tende sempre più all'astrattismo (i cui primi segnali già erano presenti nella Secessione Viennese di inizio secolo).
Per comprendere l'Art Decò è d'obbligo guardare prima di tutto le matrici formali da cui attinge:
- il CUBISMO, che rompe con il realismo come già avevano iniziato a fare gli Impressionisti e si spinge sempre di più verso l'astrazione e la rappresentazione geometrica;
- il BALLETTO RUSSO, con i suoi colori forti, i tessuti pesanti, la densità di materie e colori;
- l'ARTE NEGRA, che introduce aspetti della cultura africana nella moda, nei tessuti, nelle sedute, negli elementi decorativi;
![]() |
| greatgatsbyfashion.blogspot.it |
Ma gli anni '20 sono anche, e prima di tutto, l'Art Decò. Corrente avanguardista presentata all'Esposizione delle Arti Decorative del 1925 a Parigi, che rompe con l'arte figurativa del passato.
La rappresentazione della realtà non è più "così come appare", ma tende sempre più all'astrattismo (i cui primi segnali già erano presenti nella Secessione Viennese di inizio secolo).
![]() |
| woodstockwardrobe.files.wordpress.com |
Per comprendere l'Art Decò è d'obbligo guardare prima di tutto le matrici formali da cui attinge:
- il CUBISMO, che rompe con il realismo come già avevano iniziato a fare gli Impressionisti e si spinge sempre di più verso l'astrazione e la rappresentazione geometrica;
![]() |
| ilcassetto.forumcommunity.net/?t=49983498 |
- il BALLETTO RUSSO, con i suoi colori forti, i tessuti pesanti, la densità di materie e colori;
![]() |
| balletto.net |
- l'ARTE NEGRA, che introduce aspetti della cultura africana nella moda, nei tessuti, nelle sedute, negli elementi decorativi;
![]() |
| blog.libero.it/lerideau |
- la tradizione figurativa francese, frutto di menti CARTESIANE che impongono razionalità ed estrema attenzione ai rapporti geometrici.
In cosa si tradurrà tutto ciò?
Nelle due parole chiave del design degli anni '20: GEOMETRIA e COLORE.
A cui sarà dedicato uno dei prossimi post.
A cui sarà dedicato uno dei prossimi post.
mercoledì 2 gennaio 2013
Secessione Viennese
Il Leopold Museum è un cubo alto 24 metri ricoperto da pietra calcarea bianca e alleggerito da feritoie rettangolari poste in modo irregolare a filo parete, da cui entrano improvvisi e quasi accecanti raggi di luce.
Un'enorme cassaforte che custodisce tra gli altri, i capolavori dello Stile Liberty. Un luogo magico, in cui trascorrere un tardo pomeriggio invernale, avvolta dal silenzio e dal bianco splendente incorniciato dalle grandi finestre sul centro storico di Vienna.
Ed ecco che l'emozione provata all'American Bar si ripresenta immediatamente, ancora più persistente e coinvolgente, appena varcata la soglia della sezione dedicata alle arti grafiche. Qui ritrovo gli stessi colori, le stesse forme, la stessa atmosfera.
E' l'eco della Secessione Viennese di inizio Novecento, che risente del clima culturale del simbolismo e allo stesso tempo recupera la tradizione utilizzando nuove forme e nuovi materiali come il vetro, il metallo ed il cemento.
Lo stile impressionista è ormai un lontano ricordo.
I colori sono più decisi e netti, le forme più definite, geometriche e lineari. Il linguaggio è fatto di allegorie e metafore, spunti simbolici e mitologici. Le figure sono stilizzate.
I riferimenti principali di questa corrente sono l'arte classica e barocca e la pittura giapponese.
Da qui derivano la tendenza all'appiattimento delle immagini e il ricorso ad elementi floreali. Nelle tele e nei disegni appaiono spesso iscrizioni ed è frequente il ricorso all'oro come elemento decorativo.
Da qui derivano la tendenza all'appiattimento delle immagini e il ricorso ad elementi floreali. Nelle tele e nei disegni appaiono spesso iscrizioni ed è frequente il ricorso all'oro come elemento decorativo.
Non ci si limita più ad una rappresentazione realistica del paesaggio e dell'essere umano ritratto nelle sue attività pubbliche o private: si indagano e si esprimono il senso del destino, il mistero della vita umana, le età della vita, il rapporto tra amore e morte.
Ormai è tardi. A malincuore esco da questo luogo magico e, sotto la neve, mi riprometto una nuova visita.
Anche perchè poco lontano si staglia davanti a me il Mumok, Museum Moderner Kunst: un gigantesco parallelepipedo ricoperto di basalto, dedicato all'arte moderna e contemporanea.
Ormai è una certezza: Vienna, ritornerò!
venerdì 28 dicembre 2012
Adolf Loos
Questo è l'inizio di una storia. E questa storia inizia a Vienna qualche anno fa.
E' poi rimasta lì, nel cassetto. Ogni tanto faceva capolino strizzandomi l'occhio.
Ma solo oggi credo ci siano le condizioni per cui diventi una storia interessante ed emozionante non solo per me.
Come tutte le storie che si rispettino ha inizio in un bar, ma non un bar qualunque.
Il Loos Bar. Meglio noto come American Bar, progettato nel 1908 da Adolf Loos, uno dei pionieri dell'architettura moderna e del razionalismo europeo, caratterizzato da forme semplici, funzionali e razionali.
Un piccolo bar, dall'atmosfera rimasta immutata nel tempo, i colori ambrati, gli specchi che dilatano lo spazio, la simmetria e l'alternanza di forme quadrate e circolari. Qui avviene il primo incontro. E rimango per qualche tempo immersa e coinvolta in questa atmosfera che vibra di energia e di voglia di cambiamento.
Improvvisamente la porta si apre e mi ritrovo in strada, alla luce, al freddo, al vento. Emozionata e spaesata allo stesso tempo. Mi sento smarrita, ma è solo un attimo.
Il mio sguardo è catturato da un edificio imponente, elegante, perfetto. E' la Looshaus, simbolo di eleganza formale e semplicità, che si contrappone nettamente al decoro e allo sfarzo di inizio secolo. In cemento armato e marmo. Silenziosa. Avvolgente.
Mi sento al sicuro. E mi dirigo con passo svelto, proteggendomi dal freddo e dalla neve che comincia a scendere ora che ormai si avvicina la sera, verso il Leopold Museum, dove troverò rifugio per un pò.
A presto.
E' poi rimasta lì, nel cassetto. Ogni tanto faceva capolino strizzandomi l'occhio.
Ma solo oggi credo ci siano le condizioni per cui diventi una storia interessante ed emozionante non solo per me.
Come tutte le storie che si rispettino ha inizio in un bar, ma non un bar qualunque.
Il Loos Bar. Meglio noto come American Bar, progettato nel 1908 da Adolf Loos, uno dei pionieri dell'architettura moderna e del razionalismo europeo, caratterizzato da forme semplici, funzionali e razionali.
Un piccolo bar, dall'atmosfera rimasta immutata nel tempo, i colori ambrati, gli specchi che dilatano lo spazio, la simmetria e l'alternanza di forme quadrate e circolari. Qui avviene il primo incontro. E rimango per qualche tempo immersa e coinvolta in questa atmosfera che vibra di energia e di voglia di cambiamento.
Improvvisamente la porta si apre e mi ritrovo in strada, alla luce, al freddo, al vento. Emozionata e spaesata allo stesso tempo. Mi sento smarrita, ma è solo un attimo.
Il mio sguardo è catturato da un edificio imponente, elegante, perfetto. E' la Looshaus, simbolo di eleganza formale e semplicità, che si contrappone nettamente al decoro e allo sfarzo di inizio secolo. In cemento armato e marmo. Silenziosa. Avvolgente.
![]() |
| archisquare.it |
Mi sento al sicuro. E mi dirigo con passo svelto, proteggendomi dal freddo e dalla neve che comincia a scendere ora che ormai si avvicina la sera, verso il Leopold Museum, dove troverò rifugio per un pò.
A presto.
mercoledì 3 ottobre 2012
Anni '50 che passione
La poltrona Egg, prodotta da Pierantonio Bonacina e disegnata da Nanna Jørgen Ditzel, è uno dei simboli del design internazionale che prediligo, perché icona degli anni ’50, periodo di grande innovazione materica e formale.
![]() |
| Fonte: http://atcasa.corriere.it |
![]() |
| Fonte: http://nuova500.free.fr |
Il filone organico, fatto di forme libere, arrotondate, legate alla natura, si unisce a quello razionale, che garantisce equilibrio e forme essenziali.
![]() |
Fonte: http://www.it.vespa.com
|
Il design rilegge e reinterpreta i materiali della tradizione artigianale, come il vimini. Crea sedute realizzate in un unico pezzo, utilizzando una nuova tecnologia che permette la curvatura del legno. La loro struttura risulta da questo momento in avanti ben evidente, non più nascosta da imbottiture.
Sono gli anni di oggetti e arredi avvolgenti, morbidi, organici, che sembrano fatti a mano.
Sono gli anni di oggetti e arredi avvolgenti, morbidi, organici, che sembrano fatti a mano.
![]() |
| Fonte: http://atcasa.corriere.it |
![]() |
| Fonte: http://atcasa.corriere.it |
Iscriviti a:
Post (Atom)

































